Conoscevo il vetiver per via del bagnoschiuma, ma non sapevo che oltre all’industria profumiera – dove è usato come fissativo oltre che per i suoi poteri calmanti – questa pianta originaria dell’oriente avesse delle applicazioni incredibili.
Un carissimo amico architetto che lavorava alla “Sapienza”anni fa mi disse che aveva abbandonato il suo lavoro per dedicarsi alla coltivazione del Vetiver. Mi illustrò le proprietà di questa specie vegetale nell’ottica di una soluzione “verde” a problemi come contenimento dei terreni franosi, disinquinamento e gestione di appezzamenti avvelenati e perfino produzione dell’energia dalle biomasse.
Dopo diversi anni che non lo sentivo più ed una accurata ricerca dopo la catastrofe dell’alluvione in Liguria mi sono decisa ha scrivere questo articolo sul vetiver (chrysopogon zizanioides) che assomma in sè tutte queste caratteristiche e – grazie a degli amici del CNR – scopro anche che ha la capacità di depurare le acque reflue.
Il Vetiver, (Vetiveria zizanioides) è una pianta perenne di origine subtropicale presente in tutti i continenti ed anche nel bacino del mediterraneo , fino a circa 2000 anni fa. Nasce come pianta di palude, ma resiste bene in ogni ambiente, deserto compreso, dove si applica per rendere stanziali le dune mobili.
Il Vetiver è una pianta erbacea perenne che possiede un apparato radicale molto profondo (che raggiunge e superare i 5 metri) di rapidissima crescita, con radici sottili, omogenee ed estremamente resistenti (1/6 di un acciaio di media qualità), in grado di imbrigliare qualunque terreno.
Le sue caratteristiche sono straordinarie: resiste in terreni acidi e basici con pH compreso fra 4 e 12, in zone saline, in un intervallo di temperature molto esteso da – 10°C a + 60°C.
Molteplici sono le applicazioni: consolidamento di scarpate stradali e ferroviarie, protezione di argini di torrenti e fiumi, ripristino di miniere esauste.
Sono opere intrinsecamente antisismiche, che rispondono oltretutto alla nuova normativa antisismica.
Sistemando queste piante in dense file, poste parallele alle curve di livello, si consolida il terreno quando questo è franoso, grazie ad un apparato radicale particolarmente profondo ed importante che lega i diversi strati del sottosuolo insieme, prevenendone lo scivolamento a valle. Con lo stesso sistema si previene il dissesto idrogeologico, infiltrando nel terreno le acque in eccesso ed evitando così che queste transitino contemporaneamente per una sola via di scarico, generando alluvioni e smottamenti del terreno. In campo agricolo questo sistema di barriere si utilizza per prevenire la perdita di suolo in pendii coltivati, anche scoscesi, creando così le condizioni per un naturale terrazzamento che nel tempo modifica il territorio.
E’ grande anche la capacità del Vetiver di prosperare in terreni dai più diversi valori di pH e terreni con elevati gradi di inquinamento, difatti si applica per mettere in sicurezza le discariche di rifiuti solidi urbani ed i cumuli di materiale di scarto delle lavorazioni minerarie.
Come per i terreni, è in grado di estrarre inquinamento dalle acque trattando scarichi fognari, reflui industriali e domestici, e dall’aria incorporando enormi quantità di anidride carbonica.
Purtroppo il potenziale di applicazione di questa pianta è ancora poco noto al pubblico italiano, sebbene in paesi quali la Cina e l’Australia essa venga estensivamente utilizzata da almeno un decennio per prevenire disastri, lottare contro erosione e desertificazioni, mali notoriamente auto inflitti dal nostro stile di vita e produrre ricchezza ambientale, biodiversità, sostenibilità.
Voglio aiutare la nostra Italia a non franare e desidero approfondire la conoscenza delle applicazioni di questa pianta per la realizzazione di impianti volti al rimedio del dissesto idro-geologico.
Parliamo di bio-ingegneria e costa molto meno dei muri di contenimento di cemento armato, è dinamica ed adattabile nel tempo, più duratura e crea lavoro perché necessita di manodopera locale, generando notevoli risparmi rispetto ai sistemi in cemento.
Le applicazioni del Vetiver sono molteplici. Utilizzato in agricoltura limita l’apporto di fito-farmaci ed aumenta la quota di acqua di falda effettivamente presente sottoterra , abbattendo drasticamente anche la quantità di sedimento (attualmente milioni di tonnellate) trascinato dai campi ai fiumi e al mare, che poi è la principale causa di penetrazione della chimica agricola nella catena alimentare!
Grazie all’apparato radicale verticale e profondissimo, dai 4 ai 9 metri di profondità, e alla particolare forma delle radici, sottilissime ed in numero elevato, il sottosuolo viene avviluppato come in una maglia fitta ed estremamente resistente.
Contrariamente a quanto avviene con altre piante, questo tipo di radici non creano tensioni o spostamenti, al contrario oppongono maggiore resistenza al cedimento ,fino al 40% in più.
Le piante si applicano in siepi che devono seguire la curva di livello impedendo quindi alle acque piovane di scorrere liberamente in superficie trascinando via il terreno, ma le costringe ad infiltrarsi in profondità ricaricando le falde.
Abbiamo un triplice beneficio: maggiore resistenza del pendio ottenuta nel sottosuolo, azione di filtro dei sedimenti in superficie, eliminazione dello scorrimento delle acque meteoriche che produce l’erosione del pendio causandone il crollo da valle verso la cima.
Le siepi vegetative devono essere sistemate a precise distanze a seconda della pendenza presente: maggiore la pendenza, più vicine tra loro le siepi. Le necessità di manutenzione o di cura e irrigazione sono molto limitate nel tempo e le siepi durano anche più di cento anni. Il risultato è definitivo!
Sulla base del vetiver di vivere e prosperare nei terreni anche semi-paludosi questa piantina sia in grado di assorbire grandi quantità di elementi inquinanti, metalli pesanti anche ma allora non si potrebbe utilizzarla anche come biomassa.
Dovunque esistano acque di scarto, diventa interessante la produzione di biomasse: parliamo quindi di introdurre il vetiver nei bacini di lagunaggio, presso gli impianti di depurazione, nelle fognature consortili e comunali, negli impianti con produzione inquinante. Così tutti avrebbero la possibilità di riconsegnare acque pulite all’ambiente dopo averle utilizzate per scopi produttivi.
Il vetiver è proprio una piante delle meraviglie!
Questa mail arriva Prof. Benito Castorina in risposta all’allarme lanciato per l’inquinamento del Lago di Vico.
Benito Castorina è docente agronomo all’Università di Cassino ed ha partecipato a diversi convegni organizzati dal Circolo Vegetariano VV.TT. a Calcata, l’ultimo in data 11 aprile 2010 al Palazzo Baronale sul tema “Cura di sé, salute ambientale e qualità della vita”.
Propone qui una soluzione facile facile, ecologica, economicissima: sperando vivamente che le Istituzioni preposte e gli organi d’informazione ne tengano conto…
Ecco il suo costruttivo contributo alla soluzione del problema:
Eliminare l’inquinamneto del Lago di Vico in poco tempo e con poca spesa é possibile…
Caro Paolo D’Arpini.
Per i problemi del Lago di Vico (e la frana che fa deragliare la ferrovia…).
Essere vivi non si traduce in lamentasi e soffrire, ma in trovare le soluzioni e gioire dei risultati!
Il Vetiver attraverso la fotosintesi clorofilliana fa moltiplicare la fauna batterica che aggredisce la sostanza organica e con i processi di nitrificazione e denitrificazione la decompone rendendo l’acqua pura.
I metalli pesanti, arsenico incluso, sono assorbiti dalle radici del Vetiver ed eliminano questo metallo cancerogeno.
Il problema è che il Vetiver costa poco e almeno per questo non è appetibile a quella marmaglia (per fortuna pochi) che si mischia tra la gente come noi, ma ha potere decisionale.

Volete sapere qualcosina in più sul Vetiver?
Volete approfondire l’argomento?
Scrivetemi a benito.castorina@fastwebnet.it e vi risponderò con piacere.
Tramite questo articolo pubblicato da Paolo D’Arpini ho ricontattato il mio carissimo amico che non sentivo da tempo ed ecco quello che mi scrive:
Ma cos’è questo vetiver?
Bella domanda!!!
Il vetiver è una pianta perenne, sterile, dalle radici profonde, con un potere calorifico superiore a quello del legno e capace di bonificare acqua, terra ed aria, facendo a parità di superficie oltre 15 volte il lavoro di un bosco per il superamento dell’effetto serra.
Un Sindaco può investire i fondi impegnati per energia, riscaldamento, smaltimento scarti vegetali provenienti da potature, diserbi, pulizia boschi, ecc. realizzando una piantagione di vetiver ed una centrale elettrica alimentata da questa pianta, quindi filiera zero.
Negli anni successivi la pianta si moltiplica e si aggiungono moduli all’impianto di produzione di energia elettrica avendo ulteriori guadagni o risparmi e le piante moltiplicate si utilizzano per la regimentazione delle acque evitando frane ed alluvioni, arricchendo le falde acquifere e purificando l’aria (ogni pianta di vetiver assorbe 3kg di CO2 l’anno).
Quest’ultima operazione ha come costo prevalente la mano d’opera, quindi non è un costo ma un prodotto sociale in quanto crea occupazione e salva la coscienza degli amministratori.
Se vuoi visita il sito www.vetiverlazio.it








Pubblicato da astrambientegiovani 
